Il secondo appuntamento del nostro percorso parte da un film proiettato in moltissime Iniziative di Transizione come parte della fase di “aumento della consapevolezza”.
Si tratta di “The Power of Community – How Cuba Survived Peak Oil”, un film che racconta la il caso del primo popolo che si è trovato a sperimentare la mancanza della “risorsa petrolio” in tutte le sue forme: l’enorme crisi energetica a Cuba nel 1990 avrebbe potuto comportare una grave carestia alimentare e pesanti difficoltà sociali, e invece affrontata con creatività ha portato alla scoperta di un nuovo stile di vita. Grazie alla cooperazione, il risparmio, il riuso e la conservazione, lo spirito di comunità, Cuba ha ridotto al minimo i consumi energetici, rinunciando anche ad alcune comodità e sprechi tipici del nostro tempo.
Il documentario è stato prodotto da un’organizzazione statunitense interessata alla sostenibilità: potete ben capire il rischio rappresentato dalle incrostazioni storiche di pregiudizi e conflitti ideologici, ma a mio parere l’operazione riesce ad evitare questi pericoli e a rimanere concentrata sul suo obiettivo.
Penso che questa proiezione acquisti un sapore particolare a Livorno, dove esiste una lunga tradizione di interesse alla situazione di Cuba. La durata è ridotta (meno di un’ora) e lascerà spazio ad una discussione sicuramente interessante.
Chi sa già che non potrà essere dei nostri potrà comunque procurarsi l’edizione italiana (corredata da un piccolo libro) dal titolo “Vivere senza petrolio – L’esperienza di Cuba” presso Amazon.it (parte del ricavato andrà a sostegno delle nostre attività).
Venerdì 11 marzo – ore 22
Teatro Officina Refugio – Scali del Refugio 8 – Quartiere Venezia – Livorno
L’incontro con Marino Badiale è stato davvero molto interessante. Quello che mi ha particolarmente colpito è stata la franchezza con cui ha affrontato il problema dell’inadeguatezza della sinistra di fronte al momento presente, con un ragionamento insieme molto pragmatico e molto “elevato” (capace, cioè, di guardare e porre l’esperienza della sinistra non nel ristretto ambito del secondo ’900, ma nel contesto più ampio dell’intera modernità e della Storia umana). Se non fosse una locuzione purtroppo molto abusata, azzarderei che si è trattato di un intervento di rara lucidità.
Come già per Pallante, Roberto Malfatti ha messo online i video di alcuni momenti salienti dell’incontro.
Nel primo, Badiale sottolinea come la sinistra e la destra siano categorie politiche non assolute, ma relative ad un momento storico (quello della modernità successiva alla Rivoluzione Francese) che bisogna dare per tramontato, senza giri di parole:
La sinistra, in questo senso “relativo”, ha finito il suo ruolo nel momento in cui lo sviluppo si è disaccoppiato con i valori di emancipazione, uguaglianza, miglioramento delle condizioni di vita ecc.:
La sinistra, all’interno di un capitalismo divenuto assoluto e pericoloso per il pianeta, si trova dunque inadeguata a contrastare gli effetti dello sviluppo economico (che non può più guidare assecondandolo, come nell’esperienza socialdemocratica del periodo keynesiano):
È inevitabile, per conseguire gli obiettivi classici della sinistra, abbracciare una scelta di decrescita, qui esposta con un linguaggio di estrazione marxista. Badiale presenta anche il problema della disoccupazione dovuta ad una contrazione dei consumi, che a suo parere andrebbe affrontato con un massiccio intervento statale:
Gli interventi sono stati numerosi e molto interessanti, e molto variegati. A questo proposito sono da rilevare alcuni punti, con cui si dovrà confrontare chi come noi vuole lavorare per un’iniziativa di Transizione:
anche tra il pubblico politicamente impegnato, e ben disposto all’idea di decrescita, qualche concetto rimane un po’ confuso, spesso perché si pretende di proseguire l’affidamento a certi riferimenti in modo un po’ letterale, persino identitario: ad esempio, un paio di riferimenti allo studio sui “Limiti dello sviluppo” avevano natura tra il dubbioso e il sarcastico, forse perché proveniente dagli Stati Uniti, sempre – non a torto – guardati con sospetto. Un simile problema “antropologico” è ben affrontato nel libro dello stesso Badiale, scritto con Massimo Bontempelli, dal titolo “La Sinistra rivelata”, un testo consigliatissimo che potete acquistare su Amazon.it usando il link (parte del ricavato finanzierà la nostra attività).
È del resto comprensibile un po’ di resistenza all’idea che i risultati delle lotte politiche di una vita non siano replicabili, anzi che siano (chiaro e tondo) un accidente della Storia. Non è che un aspetto, sostanzialmente, della difficoltà di visualizzare un’esistenza esterna al capitalismo, allo sviluppo e al progresso in cui tutti siamo nati e cresciuti. Per questo è importante la fase creativa su cui Rob Hopkins preme molto nei suoi interventi.
A proposito di Storia, è vero che Badiale ha posto l’accento molto appropriatamente sulla limitatezza storica di concetti come destra e sinistra, figli di un periodo durato circa 200 anni su millenni di percorso della specie umana. È mancato però (probabilmente per questioni di tempo, dato che Badiale altrove pare interessarsi alla questione del collasso di civiltà) il momento in cui chiedersi perché certe conquiste sociali sono state possibili grazie allo sviluppo, anzi l’origine stessa dello sviluppo economico moderno. Il grande assente, insomma, è stato il picco delle risorse energetiche e minerarie, che rende necessaria la decrescita non solo per il conseguimento degli ideali “di sinistra”, e che contribuisce in larga parte al mutamento di direzione dello sviluppo economico in un senso incompatibile con tali obiettivi. Per chi conosce il problema e se ne è interessato anche solo a titolo personale, la sottovalutazione di questo problema anche in un consesso così interessante e dialetticamente vivace lascia di stucco. È probabilmente su questo fronte che serve il maggiore sforzo per informare, anche coloro che già simpatizzano con l’idea di decrescita.
L’auspicio di una sponda politica, e di un’azione da parte dello Stato, è certamente condivisibile ma deve evitare il rischio di frenare gli sforzi in attesa di un input dall’esterno che potrebbe tardare ad arrivare. Lasciando perdere almeno per il momento la legittima indagine sulla contingenza dello Stato democratico “all’occidentale” (che, come la sinistra, nasce e prospera solo con la modernità ed entra in crisi quando diventa un ostacolo per il capitalismo neoliberista – è quindi opinabile l’affidamento ad una forma di governo così strettamente legata allo sviluppo, e sarebbe forse necessario pensare ad altre possibilità più compatibili con la nuova realtà della decrescita), bisogna sottolineare l’importanza di trovare un giusto compromesso tra l’accezione completamente personale della decrescita e quella “guidata dall’alto”. Sono entrambi livelli importanti, ma di per sé inefficaci: il piano della comunità, come dimensione naturale di azione e di organizzazione della vita del singolo, è per questo fondamentale, e giustamente il movimento della Transizione pone l’enfasi su di esso.
Queste ovviamente sono le mie impressioni, i commenti sono a disposizione per qualsiasi intervento, in attesa della prossima occasione “dal vivo” (cominciamo a pensarci…).
L’intento dell’opera è così riassunto dagli autori:
È noto che, in genere, fra coloro che continuano a ricavare ispirazione dal pensiero di Marx e coloro che in tempi recenti hanno iniziato a teorizzare la decrescita non corrono buoni rapporti. I primi tendono a vedere la decrescita, nel migliore dei casi, come un’aspirazione soggettiva di natura socialmente ambigua, mentre i “decrescisti” vedono nel pensiero di Marx nient’altro che una versione “di sinistra” dell’idolatria dello sviluppo che oggi domina il mondo e contro cui intendono combattere. Giudichiamo questa contrapposizione del tutto negativa.
La tradizione politica livornese, e quindi buona parte dell’attivismo con cui un’iniziativa come la nostra (per quanto apartitica) punta a collaborare, è legata strettamente alla storia del pensiero marxista in Italia, fin dalla nascita del PCI proprio 90 anni fa.
Sarà dunque interessantissimo seguire l’incontro con Marino Badiale, sul tema “La sinistra dopo la globalizzazione: Marx e la decrescita” che la Libera Università Popolare “Alfredo Bicchierini” ha organizzato per sabato 6 febbraio alle ore 17:30 presso i locali della Circoscrizione 5, in Via Machiavelli 21 (zona La Rosa). Qui il comunicato pubblicato da SenzaSoste, preziosa testata cartacea e web che negli ultimi tempi ha pubblicato spesso interventi dedicati al dibattito politico sul tema della decrescita.
Nell’ambito dei temi che competono alla nostra attività, il nome probabilmente più noto in Italia è Maurizio Pallante, autore de “La decrescita felice” (acquistando il libro su Amazon.it usando questo link parte del ricavato andrà a sostegno della nostra attività).
Più o meno nelle stesse ore del nostro primo incontro, di cui abbiamo parlato nel post precedente, gli amici Cittadini Ecologisti lo ospitavano nella nostra città. Ecco un breve estratto della discussione, dove potrete notare la comunanza di temi: Pallante cita esplicitamente il picco del petrolio e l’inevitabilità di un cambiamento, e focalizza l’attenzione sul problema dell’approvvigionamento alimentare, un aspetto a cui (come ricorderete) anche noi abbiamo dedicato molta attenzione.
A giudicare dalle osservazioni dei convenuti (amici e non) all’incontro di venerdì scorso, pare che sia andata bene. Forse ho parlato un po’ troppo, e ciononostante mi sono reso conto di aver tralasciato molte cose importanti. Del resto la tematica del picco del petrolio è molto vasta e, a differenza del cambiamento climatico, poco conosciuta dall’opinione pubblica. Quello che ho riferito con qualche grafico, più qualche altra informazione che ho perso per strada e che merita di essere sottolineata, si può trovare nellapresentazione sul peak oil del Prof. Ugo Bardi sul sito di ASPO Italia: la lettura è consigliata anche a chi era presente venerdì.
Ma il cuore della serata erano i tre “talk” tratti da TED, ciascuno sottottitolato in italiano.
Il primo è stato proprio quello di Rob Hopkins, fondatore del Movimento delle CIttà di Transizione, che introduce il problema e le idee di fondo del progetto:
A seguire, è stato il turno di Michael Pollan, autore de “Il dilemma dell’onnivoro”, un libro molto interessante che vi consiglio di leggere (acquistandolo su Amazon.it usando il link parte del ricavato andrà a Livorno Città di Transizione). Il suo intervento introduce molto efficacemente l’idea di ribaltare alcune prospettive consolidate riguardo al rapporto tra uomo e natura, evitando però la naïveté di certi approcci dal sapore New Age e valorizzando il fondamentale apporto di Darwin e delle scienze biologiche per capire i sistemi naturali. Accenna anche all’esempio della fattoria di Joel Salatin che tratta più diffusamente nel “Dilemma”.
L’ultimo video è stato quello di Dan Barber, uno chef che si occupa di sostenibilità del cibo: e presenta in modo molto divertente l’interessante esempio dell’allevamento di Veta La Palma.
Il messaggio che spero sia passato è che serve qualcosa di più di concetti ambientalisti un po’ vetusti, legati magari ad istanze isolate, e di tentativi vani di rendere sostenibile il sistema presente. La peculiarità del concetto di Transizione è il fornire uno scenario, un’intelaiatura, sia di cause sia di obiettivi da raggiungere: e di lasciare la libertà di riempire lo spazio vuoto nel mezzo, senza ricette precostituite ma con una serie di strumenti dialettici e pratici.
Insomma, il primo passo è stato molto incoraggiante. Speriamo di fare il secondo molto presto: scriveteci o commentate qui sotto, e parliamone insieme.
Il movimento della Transizione, meglio conosciuto come movimento delle Transition Towns, è nato in Inghilterra nel 2006 nella città di Totnes dalle idee di Rob Hopkins.
È una costellazione di iniziative locali impegnate nel traghettare la nostra società industrializzata dall’attuale modello economico, profondamente basato su una vasta disponibilità di petrolio a basso costo e sulla logica di consumo delle risorse, a un nuovo modello sostenibile non dipendente da fonti fossili di energia e caratterizzato da un alto livello di resilienza.
Non si basa su ricette predeterminate, quanto piuttosto sulla valorizzazione di esperienze già in corso, sul recupero e sul rafforzamento delle relazioni interne ad una comunità (dal condominio, al quartiere, all’intera città). Per questo si tratta probabilmente dell’esperienza che ha avuto maggior successo nel diffondere e applicare le idee della decrescita, inquadrandole non solo in una critica del presente ma soprattutto in una visione di futuro da costruire.
In Italia esistono già diverse iniziative in diverse fasi di “progresso” lungo il percorso della consapevolezza dei problemi energetici e climatici. Vogliamo tentare di portare questo approccio nella nostra città, così dipendente dal modello della crescita infinita (raffineria, industria, trasporti) da essere ormai da anni vittima del suo perverso meccanismo: crisi economica ed occupazionale, viabilità al collasso, inquinamento e rifiuti, speculazione edilizia, disintegrazione delle relazioni sociali. Ma siamo fiduciosi che Livorno, anche più di altre città, abbia in sé i mezzi per reagire e che possa valorizzare i propri vantaggi naturali e culturali.
Ci fa ben sperare la presenza di numerose esperienze i cui obiettivi sono assimilabili, quando non del tutto coincidenti, ai nostri propositi. È per questo motivo che vogliamo partire dal TeatrOfficina Refugio, uno spazio occupato autogestito e antifascista che ospiterà il primo incontro per aumentare la consapevolezza sul problema del picco energetico.
Enrico “Lopo” Battocchi introdurrà e stimolerà la discussione a partire dalla proiezione di alcuni “talk” (tra cui proprio quello di Rob Hopkins) dal ciclo di conferenze TED. Si tratta di materiale liberamente distribuito in Rete sotto licenza Creative Commons, in pieno spirito di altre iniziative del TeatrOfficina Refugio che organizza, tra le altre cose, il “Cicci Festival” dedicato alla libera circolazione di idee e produzioni artistiche fuori dalle logiche commerciali del copyright classico.
Venerdì 28 gennaio 2011 – ore 22
Teatro Officina Refugio – Scali del Refugio 8 – Quartiere Venezia – Livorno
I tagli circolanti dello SCEC - Immagine da Wikipedia
Un’iniziativa particolarmente interessante di alcune Città di Transizione è l’adozione di una moneta locale: essendo generalmente vietato battere moneta senza essere Stati indipendenti (o persino in quel caso: l’Euro è emesso dalla Banca Centrale Europea) si tratta in pratica di buoni accettati da un circuito di esercizi commerciali aderenti, con lo scopo di mantenere la ricchezza all’interno della comunità invece di farla partire per altri lidi. Il caso più noto in Italia, anche se non si tratta esattamente di una moneta legata ad un preciso territorio, è lo SCEC.
Segnaliamo quindi con molto piacere l’incontro di stasera organizzato dal MeetUp dei Grilli Labronici presso la sede dei Cittadini Ecologisti, in Via Temistocle Guerrazzi 20 alle ore 21, e aperto a tutti coloro che sono interessati. Ringraziamo l’amico Andrea Morini per la segnalazione.
Peraltro qualche anno fa ci fu già un esperimento nella nostra città, quando il noto Bar Sole di Piazza Grande “coniò” la banconota da 1 euro con tanto di immagine dei 4 Mori. L’iniziativa terminò con un sequestro da parte della Guardia di Finanza (e ora c’è chi vende quegli euro labronici su eBay…).
Un’introduzione molto accessibile al mondo della transizione e della decrescita è la puntata di Report di ieri sera. Vi consiglio la visione se siete completamente “digiuni”, ma anche se avete già dimestichezza con questioni riduardanti i limiti dello sviluppo, l’inadeguatezza del PIL, ecc.